10 incredibili testi dal passato

Ci sono letteralmente migliaia di testi incredibili che sono sopravvissuti attraverso i secoli, alcuni sono redatti su lastre di rame, altri inscritti con cura su carta di papiro, intagliati su tavolette o persino scritti con inchiostro dorato o polvere di pietre preziose. Di sicuro è impossibile scegliere il migliore tra tutti questi, perciò ho deciso di presentare ben dieci testi antichi che servirono per aprire uno scorcio sulla vita dei nostri antenati ed ampliare la conoscenza che abbiamo del nostro passato.

1- I Manoscritti di Dunhuang

The Dunhuang Manuscripts

I Manoscritti di Dunhuang sono un insieme di circa 20.000 importanti rotoli trovati nelle grotte di Mogao, a Dunhuang, lungo la Via della Seta. Sono datati tra il quinto e l’undicesimo secolo d.C. ed erano sigillati in una cripta dentro una caverna rimasta nascosta per più di 900 anni. La maggior parte dei Manoscritti di Dunhuang contiene testi buddhisti, ma ci sono anche altri tipi di testi sacri, che includono quelli taoisti, nestoriani e manichei. Inoltre ci sono anche scritti secolari che trattano di vari rami della conoscenza, come matematica, storia, astronomia o letteratura. Uno degli aspetti principali di questi manoscritti è la gran quantità di letteratura popolare, che tratta delle vite delle persone comuni, dandoci un’unica prospettiva delle loro esperienze, del modo in cui si rapportavano con le classi più elevate della società ed il governo, così come ci parla di relazioni di amicizia e di affetto familiare.

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Alcuni di questi manoscritti trattano persino dell’arte di osservare le nuvole, riuscendo a trarre responsi sul futuro in base alla loro forma. Inoltre, sono stati trovati anche interessanti carte stellari, che riproducono le costellazioni e spiegano come riconoscerle ed in quale periodo dell’anno avvistarle.  Con le sue 1339 stelle suddivise in 257 costellazioni, questo testo può essere datato, grazie appunto alla posizione degli astri disegnati, intorno al VII secolo d.C. ma probabilmente si tratta della copia di un originale più antico.

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2. Il Kangyur scritto con nove pietre preziose

 

The Kangyur Written with 9 Precious Stones

I tibetani praticavano inizialmente una forma di sciamanismo chiamata Bon, ma tra il VI e l’VIII secolo d.C. il buddhismo penetrò lentamente la regione montuosa del Tibet. Gl’insegnamenti del Buddha vennero tradotti in tibetano, ma la compilazione finale venne ultimata solo nel XIV secolo, con la creazione del Canone del buddhismo tibetano, chiamato Kangyur, ovvero “le parole tradotte”. Vennero fatte molte copie di questo testo, grazie alle quali rapidamente si diffuse in tutto il Tibet. Una delle più sorprendenti copie del Kangyur è fatta con la polvere di nove pietre preziose, ed è l’unica al mondo ad avere questa particolarità. L’inchiostro venne fatto utilizzando per l’appunto la polvere di nove materiali preziosi: oro, argento, corallo, perla, madreperla, turchese, lapislazzuli, rame e acciaio. Ciascuna polvere venne mescolata poi con fresca acqua di fonte o con acqua piovana, unita a qualche materiale collante come il latte di capra. Utilizzando un pennello di peli di zibellino, l’inchiostro venne utilizzato per tracciare segni su della carta nera. Oltre alle scritte, il Kangyur presenta anche delle immagini, dipinte secondo la tradizione artistica di Zanabazar, e si dice che diano immediatamente la pace a chiunque le guardi.

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I Kangyur, cioè traduzioni tibetane delle parole dei Buddha, sono molto diffusi, e quello di questa immagine ne è un esempio un po’ più comune, che può aiutarci a comprendere meglio l’eccezionalità di quello trascritto con nove tipi di pietre preziose.

3. La Tavola di Smeraldo

The Legendary Emerald Tablet

La Tavola di Smeraldo è, secondo le leggende, una tavoletta di pietra verde (appunto, di smeraldo) su cui sono scritti i segreti dell’universo. Le storie più diffuse raccontano che la tavola venne rinvenuta da Sara, la moglie del patriarca biblico Abramo, in una catacomba sotto la statua del dio Hermes, a Tyana, stretta tra le braccia del cadavere di Hermes Trismegisto in persona. Altre leggende dicono che fu il terzo figlio di Adamo ed Eva, Seth, che originariamente la scrisse. Altri credono che questo testo si trovasse un tempo all’interno dell’Arca dell’Alleanza. Altri ancora attribuiscono le origini della tavoletta alla perduta Atlantide. Questo testo misterioso divenne uno dei pilastri dell’Alchimia occidentale, ed influenzò l’arte alchemica nel Medioevo e nel Rinascimento, e forse lo fa ancora oggi. Oltre alla traduzione della Tavola di Smeraldo, sono stati scritti numerosi commentari sul suo contenuto. Nonostante le varie interpretazioni, pare che nessun autore sia arrivato a scoprire la verità, inoltre i lettori sono incoraggiati a leggere il testo e cercare personalmente una propria interpretazione, trovando così la verità dentro di sé.

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Quando si dice che la Tavola smeraldina è opera di Hermes Trismegisto, si chiama in causa inintenzionalmente anche Thoth, il dio egizio dalla testa di ibis, patrono della scrittura e della conoscenza. L’appellativo di Trismegisto (cioè tre volte grande) apparteneva infatti a Thoth, che successivamente venne assimilato dai greci al loro astuto dio Hermes (il romano Mercurio), creando la figura mitica del grande sapiente Hermes Trismegisto. Al misterioso dio egizio vengono attribuiti numerosi testi mistici, e il più importante tra questi è proprio la Tavola di Smeraldo.

4. Il Libro egiziano dei Sogni

The Egyptian Dream Book

Il Libro egiziano dei Sogni è preservato nella forma di un papiro con scritti ieratici. Venne trovato nell’antico villaggio dei lavoratori egizi di Deir el-Medina, vicino alla Valle dei Re, e venne datato entro il regno di Ramesse II (1279-1213 a.C.). Ogni pagina inizia con una colonna verticale di simboli ieratici che tradotta dice “Se un uomo vede se stesso in un sogno…”. In ogni riga orizzontale che segue viene descritto un sogno, dopodiché viene data un’interpretazione e si stabilisce se sia un buon o cattivo presagio. Per esempio: “Se un uomo vede se stesso in un sogno mentre guarda fuori da una finestra, è un buon segno: significa che i suoi lamenti saranno ascoltati”. I sogni buoni sono elencati per primi, seguiti da quelli cattivi, scritti in rosso, il colore egizio dei cattivi presagi.

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Con la sua interpretazione di più di 108 diversi tipi di sogno, il Libro dei Sogni si presenta come uno dei più antichi testi di oniromanzia (ovvero l’arte di interpretare i sogni). Sappiamo che nell’antico Egitto spesso i sogni erano presi molto seriamente, e che potevano annunciare fortuna o sventura. Ce ne parla anche la Bibbia, quando racconta la storia di Giuseppe che, esiliato dai suoi fratelli, riuscì a divenire uno dei consiglieri del faraone proprio grazie alla sua arte di dare un senso ai sogni. Giuseppe interpretò le sette vacche grasse e le sette vacche magre viste durante il sonno dal faraone come sette anni di benessere seguiti da altri sette di carestia, suggerendo al sovrano di approfittare del periodo di abbondanza per mettere da parte il grano, salvando così l’Egitto dai terribili anni di penuria che seguirono.

5. La Pergamena di Rame

The Copper Scroll

La Pergamena di Rame è parte di uno straordinario insieme di documenti del I secolo trovati in una cava presso Qumran, conosciuti ai più come Le Pergamene del Mar Morto. La Pergamena di Rame però è diversa dagli altri documenti trovati a Qumran; è talmente anomala per autore, tecnica di scrittura, stile, linguaggio, genere, contenuto ed aspetto, che gli studiosi ritengono che sia stata messa nella grotta in un momento storico diverso dal resto dei rotoli. Secondo il professor Richard Freund, questa pergamena è “probabilmente la più unica e importante, nonché la meno compresa”. Diversamente dalle altre, che sono opere letterarie, questa contiene invece una lista, ma non certo un elenco ordinario, bensì contiene le direzioni per raggiungere 64 luoghi dove gli esseni celarono i loro preziosi tesori. 63 di queste si riferiscono a tesori fatti di oro e d’argento, ma si annoverano anche oggetti d’arte o altre pergamene, persino paramenti sacerdotali, mentre l’ultima si riferisce alla posizione una seconda lista, con ulteriori dettagli su dove trovare i tesori, che però finora non è stata rinvenuta. Ecco un esempio di una delle voci dell’elenco: Nelle rovine della valle di Acor, sotto. Gli scalini, con entrata verso oriente. Una distanza di quaranta cubiti: una cassa di argento. Per un peso di diciassette talenti (un talento equivale all’incirca a 50 kg). Nel totale la pergamena elenca come trovare ben 4600 talenti in metalli preziosi, una cifra che oggi corrisponderebbe a più di un bilione di dollari. Prima che corriate a cercare questi tesori, è meglio sapere che nessuno di essi è ancora stato recuperato, o meglio, probabilmente è stato trovato già da parecchio tempo, dai conquistatori romani, dai templari o da qualcun altro che ebbe modo di leggere questa pergamena o una delle sue copie.

6. La Lista dei Re Sumeri

The Sumerian King List

Tra i molti incredibili artefatti scoperti dai siti archeologici in Iraq, tra le rovine delle fiorenti città sumere, pochi sono intriganti come la Lista dei Re Sumeri, un antico manoscritto in cuneiforme che ci elenca i re di Sumer (situata un tempo in quello che oggi è l’Iraq meridionale), con le loro dinastie, il periodo in cui regnarono e le capitali da cui governavano. Ciò che rende questo artefatto unico è il fatto che ci parli di governatori mitici quanto di sovrani storici realmente esistiti. Tra i molti esempi di liste reali sumeriche, il prisma di Weld-Blundell, facente parte della collezione cuneiforme di Oxford, nell’Ashmolean Museum, rappresenta una delle versioni più estese e complete. Il prisma consta di quattro lati con due colonne di iscrizioni per parte. Si crede che originariamente avesse un piedistallo di legno che passava nel centro, così da poter essere ruotato e letto facilmente su tutti e quattro i lati. Sono elencati i sovrani antidiluviani (che regnarono cioè prima del grande diluvio) fino al quattordicesimo re della dinastia Isin (che regnò circa tra il 1763 ed il 1753 a.C.) La lista ha un immenso valore perché riporta un’antica tradizione, oltre a fornirci una cornice cronologica dove collocare i vari sovrani sumeri, dandoci anche interessanti parallelismi con gli elenchi biblici della Genesi.

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Proprio come ci stupiamo leggendo che alcuni protagonisti della Bibbia vissero per centinaia di anni, potrebbe sorprenderci leggere la durata dei regni dei primi sovrani sumeri. Il periodo in cui la dinastia antidiluviana sedette sul trono non è nemmeno misurata in anni, ma in shar (unità di misura che corrisponde a 3600 anni). Il testo inizia così:

Dopo che la regalità scese dal cielo, il regno ebbe dimora in Eridu. In Eridu, Alulim divenne re; regnò per 8 shar (cioè 28.800 anni).

Andando avanti nel tempo, dopo dieci sovrani mitici che governarono in totale per più di 215.ooo anni, ci viene presentata la dinastia dei re dopo il Diluvio, che hanno un regno molto più breve dei loro predecessori, ma che comunque è ben lontano dalla durata di una vita umana. Secondo alcuni studiosi, questi sovrani sono da collocarsi addirittura nel XXVI secolo a.C.

Dopo che il Diluvio spazzò via ogni cosa e la regalità fu discesa dal cielo, il regno ebbe dimora in Kish. Jushur di Kish divenne re e regnò per 1.200 anni.

In seguito, il testo ci dice che Kish venne distrutta e la monarchia si trasferì a E-ana, e a questo punto cominciano ad esserci dei re che ci sono un pochino più noti, seppur rimangano ammantati dalla leggenda.

Meshkianggasher di E-ana, figlio di Utu: 324 anni. Mesh-ki-ang-gasher andò in mare e sparì.
Enmerkar, colui che fece erigere Unug (chiamata anche Uruk nel 2.800 a.C. circa): 420 anni.

Lugalbanda di Unug, il pastore: 1.200 anni.
Dumuzi di Unung, il pescatore: 100 anni.
Gilgamesh: 126 anni

Troviamo in questa lista anche il famoso re di Uruk, le cui straordinarie avventure sono raccontate su tavolette cuneiformi. Seguono poi numerosissimi altri re, ma è interessante spostarci alla fine dell’elenco, dove notiamo che gli ultimi sovrani, quelli della dinastia di Isin, regnarono per pochissimi anni, se confrontati con i loro predecessori, e ci sembrano delle date più accettabili nell’arco di vita umano.

Ur-Dul-Kuga di Isin: 4 anni
Suen-magir di Isin: 11 anni
Damiq-ilishu di Isin: 23 anni

7. Il Libro medico di bambù del leggendario Bian Que

Ancient bamboo medical books of legendary Bian Que

Nel 2013 gli archeologi trovarono ben 920 strisce di bambù in quattro tombe della dinastia Han, situate nella città di Tianhui, in Cina. Contengono ricette per trattare gli alimenti, e risalgono a 2000 anni fa. Alcune risultano scritte dal leggendario Bian Que, il primo medico cinese. Traducendoli sono state scoperte cose affascinanti: si parla di determinare lo stato del paziente controllando il battito cardiaco, ma anche di pratiche di medicina interna, chirurgia, ginecologia, dermatologia, optometria e traumatologia. Inoltre, 184 tasselli della collezione parlano delle cure mediche da somministrare ai cavalli e rappresentano la fonte di sapere veterinario più antica e importante di tutta la Cina antica.

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Sul medico Bian Que circolano numerose leggende: si dice che avesse curato un uomo misterioso che non era altri che un dio, e questi per ringraziarlo gli donò il potere di guardare attraverso il corpo umano, per scoprire le malattie. Si racconta di come giunse in una città il cui signore era morto da poco, ma Bian Que capì subito che non era realmente defunto, ma si trovava in uno stato simile al coma. Grazie all’agopuntura fu in grado di rimetterlo in sesto, e nel giro di venti giorni fu completamente guarito. Secondo un testo taoista, Bian Que avrebbe eseguito persino un doppio trapianto cardiaco, addormentando i due pazienti con una pozione anestetica e scambiando i loro cuori, per renderli più bilanciati con le loro emozioni. Quando qualcuno domandava a questo  grande medico quale fosse il segreto per riconoscere subito i disagi delle persone, lui rispondeva: Bisogna prima osservare la lingua e i sintomi fisici, poi ascoltare la loro voce ed il loro respiro, fargli molte domande sul loro stato di benessere ed infine controllare il battito cardiaco.

8. Il codice di Hammurabi

Hammurabi’s Code of Laws

Il codice di leggi di Hammurabi è la più famosa collezione di leggi provenienti dal mondo antico. Hammurabi regnò dal 1792 al 1750 a.C. e fu il sesto regnante della Prima Dinastia di Babilonia. Durante il suo lungo regno, espanse di molto i confini dell’impero e rese Babilonia una grande potenza in Mesopotamia. Quando morì, la sua capitale aveva il potere su tutta la regione, anche se i suoi successori non furono in grado di mantenere un territorio così vasto. Il suo regno si disgregò rapidamente, ma le sue leggi sopravvissero nel tempo, nonostante furono scoperte dagli archeologi solo nel XX secolo. Descrivono vari tipi di crimine e le pene da applicare, ed è un sistema di giustizia basato sulla massima “Occhio per occhio, dente per dente”.

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Nel preambolo alle sue numerose leggi, Hammurabi afferma di essere stato scelto dal dio Marduk, chiamato anche Bel, per prendersi cura del popolo con giuste leggi.

Anu e Bel chiamarono me, Hammurabi, il grande principe, devoto agli dèi, a far sì che la giustizia prevalesse in queste terre, distruggendo ciò che è cattivo, evitando che il più forte abusi del più debole, per salire in alto come un Sole sulla razza dalla Testa Nera (così i sumeri chiamavano se stessi), per illuminare la via e portare benessere al popolo. 

Infine, prima di lanciare varie maledizioni su chi non osserverà queste leggi, che sarà punito in vari modi dai molti dèi del pantheon sumero-babilonese, aggiunge:

Lasciate che ogni uomo oppresso venga di fronte alla mia statua di re giusto! Lasciate che legga le iscrizioni sul mio monumento! Lasciate che dia peso alle mie giuste parole! Possa la mia statua illuminarlo e far sì che comprenda come risolvere il suo problema per mezzo della legge! Possa tranquillizzare il suo cuore, esclamando: “Hammurabi è certo un sovrano simile a un buon padre per la sua gente; ha reso grandi le parole di Marduk, il suo signore; (…) ha portato prosperità per tutte le genti del mondo e dato finalmente una giusta legge a questa terra”.

9. I manoscritti di Takenouchi

The Takenouchi Manuscripts

I manoscritti di Takenouchi sono una serie di misteriosi documenti trascritti da un uomo chiamato Takenouchino Matori 1500 anni fa, in una lingua mista tra cinese e giapponese, copiata da testi ancora più antichi. Secondo la leggenda, gli originali furono scritti con caratteri divini dagli dèi, migliaia di anni orsono. Il testo è inusuale e ci racconta la storia dell’umanità in un modo del tutto nuovo, partendo dalla creazione fino all’arrivo del cristianesimo. Dicono che un tempo gli uomini vivevano in pace e armonia, sotto il dominio del figlio del Dio Supremo. I manoscritti originali purtroppo vennero confiscati dal governo e forse nascosti o perduti, per questo circolano molte diverse voci al riguardo. Nel testo originale si parla di una spada miracolosa, chiamata Hihirokane, fatta di un materiale misterioso, più leggero dell’oro ma più duro del diamante, che non arrugginisce e che è in grado di portare a ebollizione l’acqua pur senza emettere calore.

La spada è chiamata anche Kusanagi, ed è uno dei tre sacri tesori del Giappone; oltre alla spada (che rappresenta il coraggio) ci sono anche una gemma, simbolo di benevolenza, e uno specchio, simbolo di saggezza. Si dice che questi oggetti misteriosi vennero portati dal primo imperatore giapponese, mandato dalla dea solare Amaterasu per amministrare il paese. Secondo la leggenda, quando Amaterasu si nascose dal fratello Susanoo (dio delle tempeste) entrando in una caverna, gettando così il mondo nell’oscurità, vennero appese fuori dalla grotta la gemma e lo specchio per attirarla all’esterno. Avvicinatasi, Amaterasu vide la sua immagine riflessa nello specchio e ne rimase così stupita che gli altri dèi poterono portarla fuori dalla caverna. In seguito Susanoo si scusò con Amaterasu regalandole la spada Kusanagi, che aveva estratto del corpo del drago a otto teste Orochi.

10. Gli antichi testi di Timbuktu

The ancient texts of Timbuktu

Situata all’inizio del deserto del Sahara, nell’odierno Mali, ai confini della zona fertile del Sudan, Timbuktu è una delle città dell’Africa dal nome più conosciuto dagli storici. Fondata nel V secolo, divenne una capitale culturale e intellettuale, raggiungendo il suo culmine tra il XV e il XVI secolo. Circa 700 anni fa era un fulcro di scambi utilizzato da viaggiatori provenienti dall’Europa, dalle regioni sub-sahariane, dall’Egitto e dal Marocco per commerciare sale, oro, avorio e, ahimé, anche schiavi. Queste però non erano le uniche merci trattate: Timbuktu era una culla di idee, filosofie, dottrine religiose, che venivano scambiate tramite il commercio dei libri. Gli antichi testi di Timbuktu sono affascinanti a vedersi: coperti di pelle di cammello, capra o vitello, e scritti con inchiostri dorati, rossi o neri. Le loro pagine sono piene di parole scritte in calligrafia araba o in lingua africana e contengono intriganti disegni geometrici. Gli argomenti principali di questa collezione, collocata tra il XIII e il XVII secolo, includono copie del Corano, trattati di sufismo, filosofia, legge, matematica, medicina, astronomia, scienze, poesia e molto altro ancora. Questi testi ci aprono una finestra nel pensiero del tempo, aiutandoci a scoprire le filosofie e le teorie scientifiche predominanti.

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Questi sono solo alcuni esempi tra le centinaia di scritti, famosi o avvolti dal mistero, che ancora possono dirci molto sul modo di vivere, di pensare o di sentire dei nostri antenati. Grazie a manoscritti e antiche tavole di pietra o argilla il sapere si è tramandato attraverso i secoli e ancora oggi possiamo immergerci nell’affascinante cultura antica e trarne ispirazione.

La collana Meet Myths ha lo scopo di diffondere i miti e le leggende nordiche, egizie, indiane, mesopotamiche e molte altre ancora, attraverso libri semplici e accessibili a tutti.

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Questo articolo è in parte la traduzione di un articolo del blog inglese Ancient Origins, con ulteriori approfondimenti.

 

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